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La Back Patch

È corretto completare la voce con alcuni dettagli anche a proposito della "Back Patch" (anche chiamata "back colors" o semplicemente "colori"), ovverosia la toppa che si cuce sulla schiena dei gilet dei motociclisti che appartengono ad un club MC.

La tipica forma della suddetta toppa ha le stesse origini del nome "one percenters", e cioè risale a fatti di Hollister (California). Dopo l'editto seguente ai disordini del week end del 4 luglio 1947, e alla nascita di alcuni club "onepercenters", l'A.M.A. tendeva ad isolare i facinorosi che si fregiavano dello stemma dell' "1%" sul petto, ma in realtà anche questi ultimi non ci tenevano ad essere confusi con i "Riding Clubs" o i "Motorcycle Clubs" "borghesi" ancora affiliati all'A.M.A. In quegli anni infatti, tutti i club affiliati all'A.M.A. usavano portare anche loro una "back patch" sulla schiena, la cui forma era assolutamente libera e piuttosto simile ad un logo unico, con l'indicazione del nome del club, il logo vero e proprio e la località di provenienza, scritti senza particolari regole.

Orbene, i primi MC "onepercenters" vollero differenziarsi ulteriormente dal restante 99% dei club, e decisero di tagliare la propria back patch in tre pezzi, indossandola così con il nome del club, il logo, e la località di provenienza in modo separato.

I tre pezzi assunsero pertanto nomi specifici: il "Top Rocker" era la toppa superiore, curva, che riportava il nome del club; il "Bottom Rocker" era la toppa curva inferiore, che riportava la località di provenienza (la città o lo stato) e l' "MC Rocker" riportava la dicitura "MC".

Al centro era cucita la grande toppa con il logo del club MC. In questo modo gli Onepercenters, primi club MC fuorilegge, iniziarono la loro vita di club autonomi, fuori dalla macchina organizzativa che li aveva in un certo modo emarginati.

E già che c'erano, incominciarono a staccare pezzi ritenuti "superflui" dalle loro moto per ridurle all'essenziale, spesso tagliando anche le forcelle, per saldarne poi di più lunghe, e creando così i famosi "chopper" (dal verbo inglese "to chop": tagliare, tranciare, che entrarono di diritto nel "mito biker".

Le patches in tre pezzi dei club MC divennero in breve più famose di quelle dei club dell'A.M.A.,tanto che al giorno d'oggi tutti i club MC ne adottano le forme.

Le pezze dell' H.O.G. (Harley Owners Group, il club monomarca sponsorizzato dalla famosa casa costruttrice di moto Harley-Davidson), sono tuttavia leggermente diverse. Sono fatte in due pezzi, e il nome della città compare sopra e non sotto il logo.

Inoltre, la toppa superiore e il logo con l'aquila sembrano compenetrate una nell'altra, tanto che la toppa superiore si adatta perfettamente alle ali sottostanti dell'aquila simbolo dell' H.O.G.

Il motivo di tutto ciò è che lo stesso H.O.G. ha voluto differenziarsi dai club MC, con i quali non voleva in nessun modo essere confuso, mantenendo però un po' di sapore motociclistico, e trovando quindi questa soluzione "riunificando" due pezze separate tra loro ed ottenendo un'unica toppa, composta originariamente da due parti.

Tale modifica è stata ormai accettata dal "gotha" dei gruppi MC, che considerano gli H.O.G. decisamente un'altra esperienza, proprio per la caratteristica dichiaratamente commerciale e familiare tipica dell'H.O.G. stesso.

L'H.O.G. comunque non è stata l'unica associazione ad aver "riunito" i propri colori per chiarire la propria lontananza dagli MC "fuorilegge": all'inizio degli anni ottanta anche alcuni club di poliziotti motociclisti lo fecero, anche se ad oggi sembra essere ritornato lo stile selvaggio dei "bottom" e "top rockers" un po' per tutti i club.

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